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| Un incontro immaginario con Munari |
| Ho incontrato Bruno Munari e gli ho descritto la nostra scuola |
| di Redazione Via Perazzi - Dedicato a... |
Come tutti i giorni, mi svegliai presto per andare a scuola. Feci colazione, mi lavai, mi vestii e scesi. A scuola, mentre aspettavo che suonasse la campanella per entrare, notai un signore con i capelli che parevano fiocchi di neve, che si muoveva a disagio davanti a me. Gli andai incontro, gli domandai perché stesse lì e lui mi spiegò di essere Bruno Munari e disse che gli avevano riferito che c'era una scuola che portava il suo nome, poi mi chiese se fosse questa. Io annuii e gli risposi che si chiamava così solo da qualche giorno e che prima si chiamava Pietro Verri. Lui si sedette (io feci lo stesso) e mi chiese in che classe stessi ed io gli risposi,tutto orgoglioso "in II° A".
Lui si mise a ridere e poi mi chiese di parlargli della mia scuola. Gli spiegai che avevo delle professoresse molto severe che volevano sempre il massimo da noi e pensavano che fossimo intelligenti. Lui annuì compiaciuto e si trattenne dal ridere. Gli spiegai che noi alunni non eravamo molto soddisfatti di alcune cose: ad esempio che quest'anno saremmo dovuti andare al campo-scuola, ma, visto che ci eravamo "comportati da schifo", molto probabilmente non ci saremmo andati. Sentendomi lui mise il broncio, notai che era un tipo molto emotivo ed espressivo. Gli dissi anche che c'erano molte scritte sui muri, sulle sedie, sulle finestre... e che c'erano anche ragazzi che si comportavano male. Bruno fece una faccia come per dire: questa scuola non dovrebbe portare il mio nome... Poi però tornò normale e si mise di nuovo a ridere, proprio non lo capivo! Dopo aver parlato ancora della scuola Bruno disse che era tempo di andare, mi disse di voltarmi, lo feci ma non c'era nessuno. Allora mi voltai per chiedere spiegazioni a Bruno ma era sparito, al suo posto c'era un mi amico che mi stava dicendo che dovevamo entrare a scuola.
Appena varcata la soglia della scuola... mi alzai dal letto: era stato tutto un sogno. Andai a scuola (per davvero stavolta) e dopo, all'uscita, vidi un signore con i capelli bianchi come fiocchi di neve che mi salutava. Gli andai incontro pensando che fosse Bruno Munari e gli dissi: " Ciao Bruno". Lui mi guardò, sorrise e mi chiese perché non lo chiamavo semplicemente nonno. Io rimasi un po' stupito e perplesso ma poi mi ricordai mio nonno: nonno Bruno!
Valerio Andreoli 2A
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